ECCIDIO FEDELE CALVOSA PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI FROSINONE intervista ESCLUSIVA all’unica TESTIMONE OCULARE… Avvenne l’8 novembre 1978 40 anni fa!

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http://www.italia-resistenza.it/eventi-e-news/giorno-della-memoria-delle-vittime-del-terrorismo-e-delle-stragi/

http://www.malitalia.it/2011/12/il-1978-ad-avellino/

Il 9 maggio di ogni anno ricorre dal 2007 l’Istituzione del ”Giorno della memoria” dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice: Legge 4 maggio 2007, n. 56

Mi viene in mente un lontano episodio, accaduto qui a Frosinone.

Ci sono fatti della nostra storia cittadina che hanno lasciato sgomento, incredulità, quando in un giorno qualunque la città di Frosinone divenne teatro di una tragica pagina di storia, l’uccisione del Procuratore della Repubblica Fedele Calvosa e altri due uomini della scorta.

La mattina dell’8 novembre del 1978, vennero trucidati in un agguato alla periferia di Patrica, il Procuratore della Repubblica Fedele Calvosa, e altri due uomini della scorta, Pagliei Giuseppe, 29 anni, agente di custodia e Rossi Luciano, 24 anni, autista dipendente del Ministero della Giustizia.

In memoria del Procuratore, la città gli ha dedicato il Tribunale ed una strada.

Per la prima volta a distanza di 36 anni, parla l’unica testimone che suo malgrado assistette e si trovò sul luogo del massacro.

Parlarne oggi con lei, le sue parole, il suo vissuto, il suo racconto, vuole solo arricchire questo drammatico episodio.

La conosco da una vita, la contatto e accetta di parlarne, anzi, devo dire che rimane un po’ incredula, è la prima volta in assoluto che parla alla stampa, la mia vuole essere una chiacchierata più che intervista.  Il tutto fu deposto agli Atti.

Davanti a 2 tazze di caffè, iniziamo a parlarne.

Cosa ricordi di quella mattina?”

“ Ricordo che era una mattina come tante altre, uscendo da casa per recarmi a scuola, incontrai queste persone, le incontravo spesso in quegli ultimi giorni, nei giorni precedenti ogni mattina li vedevo.

Certo, mai immaginavo cosa stesse per accadere!

Mentre camminavo successe il finimondo…..in un attimo non realizzai, udii dei colpi di mitra alle mie spalle e fu panico per me, camminavo a piedi per andare a prendere la corriera che mi avrebbe condotto in paese.

Mentre sparavano io presa dalla paura mi buttai dentro ad un fosso e mi nascosi, ero terrorizzata, ma comunque inutile nascondersi.

Ricordi con cosa sparavamo e quanti erano?

Certo, spararono usando i mitra ed erano 4 persone, tre uomini ed una donna. Dopo che fu tutto finito ebbi il coraggio di avvicinarmi, erano tutti morti, chi dentro la macchina, chi per terra, chi dentro ad un fosso. Credo che io mi salvai solo per miracolo.

Ma loro, ti videro?

Certo che si, solo che erano troppo impegnati, uno dei terroristi rimase ferito nell’agguato, per soccorrerlo e scappare via credo si dimenticarono di me, anche questo terrorista poi morì.

Ricordi che ora era?

Erano più o meno le otto del mattino, il Procuratore a quell’ora usciva e transitava su quella strada, ed anche io facevo quel tratto a piedi per raggiungere la corriera che mi avrebbe condotta su al paese.

Tu poi cosa facesti da sola in mezzo a quell’inferno, tornasti a casa?

No no, attraversai una traversa successiva da dove ci trovavamo, invece per Patrica, presi la corriera per Ceccano e me andai al mercato, ricordo che era di mercoledì, mi sarei ripresa dallo choc e svagata .

Perché non tornasti a casa invece?

Io non so, credevo di farla franca per non essere andata a scuola, non ce la facevo a sopportare le lezioni in quelle condizioni.

Chi diede l’allarme, lo ricordi?

Si, le forze dell’ordine le chiamò un signore che abitava là vicino.

Quando poi arrivarono il signore disse loro che ci stava pure una uttra, concitato ripeteva in dialetto ciociaro di questa bambina che poco prima aveva visto passare.

Le forze dell’ordine mi cercarono dappertutto, andarono a casa, andarono a cercarmi a scuola, ma a scuola quel giorno non mi vide nessuno.

Si temette che mi avevano preso con loro e portato via, i miei genitori vennero chiamati sul posto di lavoro.

Come se niente e nulla fosse stato, me ne tornai a casa alla solita ora invece la trovai piena di Carabinieri e Polizia, i miei genitori disperati.

Nell’incoscenza dei miei 13 anni pensavo di averla fatta franca, temevo che i miei mi dessero le botte per non essere andata a scuola.

Cambiò qualcosa nella tua vita da quel momento in poi?

Certo che si, cambiò moltissimo e in tutto. Ad esempio mi misero sotto scorta.

Ero stata una testimone di strage di un commando terroristico, il Procuratore Fedele Calvosa fu la vittima prescelta, ed io mio malgrado mi trovai in seguito coinvolta.

Ricordo che cercai di frequentare le lezioni, ma i miei compagni e le loro mamme avevano paura, arrivai un giorno a scuola sotto scorta, con i militari armati di mitra, così dovetti abbandonare.

Rimasi a casa per 2 lunghi anni senza quasi mai uscire, studiavo da privatista, agli esami di licenza media poi venni accompagnata di nuovo nella classe e ancora con questi militari armati.

Venni promossa a pieni voti, per forza, non avevo altro da fare, stavo sempre chiusa in casa e quindi studiavo tantissimo.

I tuoi amici invece, come si comportarono in seguito?

Venni allontanata da quasi tutti, avevano paura, anche se non lo dissero si capì, ero, potevo essere un bersaglio di vendetta, quindi meglio allontanarmi, ovvio che ne soffrii tantissimo, mi sentii esclusa e temuta.

Queste persone da quanto tempo se ricordi, si iniziarono a vedere circolare nella zona?

Credo una settimana prima o poco di più, facevano la ronda, tipo una staffetta studiavano i movimenti e gli orari della vittima, giravano e rigiravano di continuo e tutte le mattine ci incrociavamo.

Il Magistrato abitava dietro casa mia.

Tutto il vicinato vedeva queste nuove facce aggirarsi, ma nessuno mai avrebbe pensato ciò che stava per compiersi, altrimenti sarebbero stati segnalati alle autorità.

Ti fu dato qualche riconoscimento dallo Stato?

No, non mi aspettava nulla, ho avuto protezione e tantissima solidarietà.

Ad esempio ricordo un Magistrato donna che stava a Rebibbia mi rassicurava di continuo, diceva che avrebbe sempre saputo tutto di me, e dove sarai stata io, ci sarebbe stata pure lei.

Invece la moglie di un Magistrato di Aosta mi voleva con lei, voleva farmi trasferire. Tanta solidarietà e lettere anche da parte di mogli che avevano perso il marito in attentati sia di mafia che di terrorismo, addirittura lettere da parte delle suore.

Devo dire che queste manifestazioni di affetto e vicinanza le ricevetti da tutta Italia.

La città dell’Aquila mi diede la cittadinanza onoraria, tutti i processi si tennero a l’Aquila. Questa onoreficienza non so se è sempre valida oppure abbia avuto una scadenza.

Che messaggio oggi ti sentiresti di rivolgere a chi oggi magari dovrebbe testimoniare a questi tipi di processi?

Io oggi lo rifarei di nuovo, non si deve aver paura di testimoniare, solo così ci saranno basi per la vera libertà, è il senso civico che rende onore alle persone.

Sei riuscita a dimenticare?

Assolutamente no, queste cose non si dimenticano mai, non si rimuovono, diciamo che i ricordi, le paure, le sofferenze di quel giorno e dei 2 anni successivi, si attenuano, ecco, ora parlando con te è come fosse accaduto ieri.

La mia vita e quella della mia famiglia ebbe un grande scossone, si dovettero cambiare le abitudini, vivere per tanto tempo attorniati da questi uomini della scorta, non era facile, non fu semplice adattarsi a quella realtà.

Con la Famiglia Di Fedele Calvosa hai avuto contatti?

Si dopo il fattaccio anche da parte loro tanta solidarietà.

Oggi tu cosa fai nella vita?

Oggi sono una persona qualunque sono costretta a fare la casalinga, costretta perché come tu ben sai a 50 anni non è facile avere un lavoro, ho dedicato la mia vita ai figli e alla famiglia, quando potevo lavorare ho cresciuti i figli, è poi ho trovato tutte le porte chiuse.

A gente come noi è viene tolta la dignità, il lavoro per noi ultra quarantenni non esiste.

Ma tu vorresti un lavoro, lo hai mai cercato?

Certo che si, lo cerco da vent’anni, ma mi rendo conto che oramai resta un’utopia.

In che modo vuoi concludere?

Ancora oggi di tanto in tanto mi chiedono ancora, ovvio mi viene chiesto in modo molto vago, la mia mente invece ritorna a qui ricordi quando magari ascolto qualche canzone di quel periodo.

Rilascio questa intervista IN ESCLUSIVA ASSOLUTA dopo 36 anni a Daniela Straccamore per L’Inchiesta quotidiano di Cassino.

Daniela Straccamore

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